SALUTE. CELOTTI (PD): TAGLI A CONTINUITÀ ASSISTENZIALE SUL TERRITORIO
(ACON) Trieste, 5 nov - "La riorganizzazione della Continuità
assistenziale rischia di ridurre ulteriormente i presidi sanitari
sul territorio, allontanando i servizi dai cittadini proprio
mentre la riforma della sanità territoriale dovrebbe rafforzarne
la prossimità. In particolare la scelta di chiudere la sede di
Cervignano, trasferendo il servizio a Palmanova, richiede
spiegazioni e garanzie precise". Lo afferma, in una nota, la
consigliera regionale Manuela Celotti (Pd), che attraverso
un'interrogazione chiede alla Giunta regionale di chiarire le
ragioni della riorganizzazione disposta da Asufc, in vigore dal
prossimo 1° dicembre.
Il decreto di Asufc 1017 del 29 ottobre, spiega la nota, prevede
il passaggio da 22 a 14 sedi di Continuità assistenziale, con una
riduzione del 25% delle presenze mediche diurne e del 17,2% di
quelle notturne.
Per questo Celotti chiede "come si pensa di garantire una buona
risposta ai cittadini, continuando ad accentrare e a ridurre e
quali evidenze l'Azienda possa portare a sostegno delle proprie
decisioni, perché nel decreto non viene riportato nulla di tutto
questo". C'è poi, continua Celotti "il caso eclatante di
Cervignano, dove nonostante i volumi medi di accesso risultino
superiori a quelli registrati a Palmanova e sia già presente una
Casa della comunità spoke, si è deciso inspiegabilmente che il
servizio verrà chiuso. Sono elementi che rendono necessario
conoscere le valutazioni alla base della decisione". E ancora, la
dem cita poi San Giorgio di Nogaro e Buja, "centri importanti,
sedi di servizi di Distretto, che fungono da decenni da perno
anche per i Comuni limitrofi", chiedendo "di considerare non
soltanto i volumi medi di attività, ma anche le distanze, i tempi
di percorrenza, i picchi di domanda e gli interventi domiciliari"
ed evidenziando che "i dati considerati da Asufc si riferiscono a
pochi mesi estivi, quando si sarebbe dovuto prendere in esame
almeno un intero anno per fare le dovute valutazioni".
Le Case della comunità, conclude Celotti, "dovrebbero servire a
potenziare l'assistenza di prossimità, non diventare uno
strumento per tagliare e ridurre. Prima di procedere occorre una
valutazione tecnico-sanitaria documentata che dimostri come il
nuovo assetto possa garantire ai cittadini un'assistenza
adeguata, tempestiva e accessibile".
ACON/COM/aa